ELITE Desk Roadshow
30 Novembre 2017

BIVONA - CONFINDUSTRIA SIRACUSA: ACCANTO AL POLO PETROLCHIMICO ED ENERGETICO CRESCE UN’IMPRESA ALTAMENTE SPECIALIZZATA

METALMECCANICA, EDILIZIA, SERVIZI, TURISMO CULTURALE SONO TRA I PUNTI DI FORZA DELLA PROVINCIA SICILIANA

Come sottolinea il Presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona,  uno degli obiettivi è lo sviluppo delle pmi, dalla diversificazione produttiva all’incremento delle reti, fino all’internazionalizzazione

Nel nostro sito diamo voce a tutti i vertici delle associazioni territoriali di Confindustria, in concomitanza con gli appuntamenti del road show per promuovere il progetto Elite organizzato dalla Confederazione.

Quali sono i punti di forza del vostro tessuto imprenditoriale?
La storia economica della nostra provincia nasce settanta anni fa con insediamenti di multinazionali della petrolchimica che con le loro produzioni ne hanno fatto il primo polo petrolchimico ed energetico in Europa per molto decenni. Ciò negli anni ha portato ricchezza in termini di PIL pro capite ma soprattutto crescita di nuove attività imprenditoriali di piccola e media dimensione che gravitano nell’indotto del petrolchimico e dell’energia. Anche in termini di dotazione infrastrutturale negli anni il nostro territorio si è arricchito. Basti pensare al Porto di Augusta e ai traffici commerciali ed industriali ad esso collegati. Le grandi potenzialità del Porto, riconosciuto  “core” dalla UE, sono legate alla valorizzazione del cosiddetto “retroporto” con le economie ad esso collegate.
Oggi siamo anche un’area “sicura” che pone attenzione ai rischi (ambientali, sismici, etc.) e che ha sviluppato grande maturazione e specializzazione nelle attività di controllo e prevenzione.

Quante sono le aziende e gli addetti?
Le nostre aziende associate attualmente sono 250 con circa 2500 dipendenti.
Quali sono le specializzazioni del territorio?
Nel comparto industriale, le piccole e imprese metalmeccaniche, edili, di progettazione industriale e di servizi alle grandi imprese sono cresciute nella qualificazione e nel know-how del management, e le maestranze vantano una alta specializzazione nei processi produttivi. Oltre l’industria, la nostra provincia vanta una agricoltura di grande qualità (con produzioni dop, igp, etc.) ed un turismo culturale in forte crescita, legato alla presenza di ben tre siti riconosciuti “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco (Siracusa, Val di Noto e Pantalica).
Cosa vorreste fare per essere un ecosistema sempre più solido e competitivo?
Occorre intanto puntare a rafforzare una crescita armonica delle componenti economiche industria, agro-alimentare e turismo inteso come “industria” insieme alla “portualità turistica e commerciale”, asset strategico per Siracusa. Oggi siamo ancora troppo legati all’industria petrolchimica ed energetica e dunque alle fasi cicliche del petrolio. In particolare poi per le piccole e medie imprese dobbiamo puntare alla crescita dimensionale, alla diversificazione produttiva, ad implementare le reti d’impresa, ancora pressoché inesistenti, a sviluppare l’internazionalizzazione, in termini di lavori all’estero, ed infine alla crescita del management, soprattutto legato alla seconda e terza generazione dei nostri imprenditori.
Quali sono, secondo lei, i principali ostacoli alla crescita delle piccole e medie aziende?
Gli ostacoli di fondo sono dovuti alla mancanza di strategia e progettualità e alla resistenza al cambiamento, ma spesso, come è noto, dalle nostre parti gli ostacoli e i blocchi vengono dalle pubbliche amministrazioni che con i loro veti incrociati finiscono per rallentare e il più delle volte ostacolare i nuovi investimenti. In particolare, occorre migliorare i servizi di formazione ed informazione sui nuovi strumenti messi a disposizione dal nostro sistema confindustriale, dalla UE e dal Governo in materia di industria 4.0 ed internazionalizzazione per supportare la crescita delle pmi.
Quanta familiarità hanno le aziende del territorio relativamente al mercato dei capitali inteso come alternativa al finanziamento bancario?
Molto poche, ritengo. Ma vogliamo superare questo “gap” e fornire alle pmi tutti gli strumenti conoscitivi che possano far comprendere l’importanza di guardare al potenziale accesso al mercato dei capitali largamente inteso.
Le aziende, secondo lei, sono pronte al cambiamento e ad aprirsi al mercato aderendo al progetto ELITE?
Penso di si. Lo dobbiamo fare con grande determinazione partendo dalle “punte di diamante” delle nostre imprese per iniziare un processo di “contaminazione” che allarghi sempre più la platea dei potenziali beneficiari.
Le aziende del territorio si stanno internazionalizzando e facendo acquisizioni all’estero?
Lo dicevo prima. Cominciano quelle maggiormente strutturate ma dobbiamo assolutamente allargare e far venir fuori le potenzialità che ci sono.
Quali sono i fattori che hanno consentito di farlo e quali sono quelli che permettono di farlo di più?
Finora la grande specializzazione nella costruzione, assemblaggio e manutenzione di impianti industriali e la qualificazione raggiunta anche dal management e dalle maestranze,  ha portato le nostre imprese a lavorare all’estero ma occorre puntare al rafforzamento patrimoniale e alla crescita dimensionale delle nostre piccole e medie imprese.