ELITE Desk Roadshow
07 Novembre 2017

RIVA – CONFINDUSTRIA LECCO E SONDRIO: IL 30 PER CENTO DEL NOSTRO VALORE AGGIUNTO E’ CREATO DALL’INDUSTRIA MANIFATTURIERA

QUALITA' DEI PRODOTTI, INNOVAZIONE, COMPETENZE ELEVATE, FORTE PROPENSIONE ALL'EXPORT SONO ALLA BASE DEL SUCCESSO DELLE IMPRESE DEL TERRITORIO.

Per Lorenzo Riva, Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, occorre investire sempre di più sui driver di sviluppo della digitalizzazione e degli investimenti, anche cogliendo le opportunità offerte dal Piano Nazionale Industria 4.0.
Nel nostro sito diamo voce a tutti i vertici delle associazioni territoriali di Confindustria, in concomitanza con gli appuntamenti del road show per promuovere il progetto Elite organizzato dalla Confederazione.

Quali sono i punti di forza del vostro tessuto imprenditoriale?
Lecco e Sondrio sono due province ad alta densità industriale ed è stato proprio il tessuto produttivo a garantire una sostanziale tenuta dell’economia dei territori anche nei periodi più duri della crisi, che ci stiamo ormai lasciando alle spalle. La qualità dei prodotti, la propensione ad investire nell’innovazione ma anche nelle risorse umane, lo sviluppo di competenze elevate ed anche molto specifiche sono fra i più importanti patrimoni del tessuto imprenditoriale, che si dimostra competitivo sia in Italia sia oltre confine. E la forte propensione all’export, la capacità di valicare i limiti della nostra nazione per cercare altrove opportunità di business sono, sicuramente, caratteristiche fondanti e punti di forza del nostro sistema produttivo.
Quante sono le aziende e gli addetti?
La densità imprenditoriale del territorio che comprende le due province è molto alta. A fine dicembre 2015 il numero delle aziende del settore manifatturiero attive nelle aree di Lecco e Sondrio, considerando l’industria in senso stretto, corrispondeva al 14,1% delle realtà imprenditoriali totali delle due province.
Secondo i dati disponibili riferiti al 2015, le imprese manifatturiere hanno contribuito alla determinazione del valore aggiunto delle due province per il 30% mentre la media regionale si è attestata al 22,7% ed il dato nazionale è risultato pari a 18,7%. Il tessuto delle due province mostra forte vocazione al commercio internazionale che, nel 2016, ha generato un export di oltre 4,75 miliardi di Euro (di cui il 98,1% derivanti da prodotti manifatturieri) con una crescita dello 0,7% rispetto al 2015.

Quali sono le specializzazioni del territorio?
Nella provincia di Lecco, ma lo stesso vale per quella di Sondrio, abbiamo una presenza molto significativa del settore metalmeccanico che esprime diverse punte di eccellenza, forte anche delle competenze diffuse che costituiscono un patrimonio eccezionale del nostro territorio. Accado ad esso troviamo diversi altri settori con molteplici casi di primati produttivi noti nel mondo. Cito il settore alimentare, ma anche quello tessile, l’oil&gas, il medicale, la filiera del legno.
Cosa vorreste fare per essere un ecosistema sempre più solido e competitivo?
Continuare in quello che stiamo facendo: investire nell’innovazione, in tutte le sue diverse sfaccettature e con attenzione particolare alla fabbrica 4.0, sviluppando gli assi di collaborazione con i luoghi deputati alla ricerca e all’innovazione. Penso alle università ed ai centri di ricerca, ma anche ai Digital Innovation Hub e in primis a quello lombardo, del quale siamo parte. Dobbiamo investire sempre di più sui driver di sviluppo della digitalizzazione e degli investimenti, anche cogliendo le opportunità offerte dal Piano Nazionale Industria 4.0.
E ancora sostenere lo sviluppo delle risorse umane sia di ambito tecnico sia di profilo più elevato, senza le quali la crescita non è possibile, anche grazie ad un sempre più forte legame fra scuole e imprese. Non da ultimo, progettando e mettendo in campo strumenti efficaci ed innovativi per affrontare sfide la cui complessità si fa via via più elevata.

Quali sono, secondo lei, i principali ostacoli alla crescita delle piccole e medie aziende?
Credo che il sistema produttivo in generale soffra ancora la mancanza di una politica economica di ampio respiro e di una strategia espansiva che sostenga la crescita nel medio e nel lungo periodo. Strategia che non può prescindere dall’affrontare gli annosi temi del cuneo fiscale, potente freno per le imprese, della riforma della Giustizia, del riassetto della Pubblica Amministrazione. Sui nostri territori, oltre a questi limiti di carattere generale, soffriamo in particolare la mancanza di infrastrutture viabilistiche all’altezza delle esigenze di un tessuto imprenditoriale che, invece, è stato capace di uno sviluppo molto importante.
Quanta familiarità hanno le aziende del territorio relativamente al mercato dei capitali inteso come alternativa al finanziamento bancario?
Il finanziamento bancario resta lo strumento più utilizzato su questo fronte, ma si sta diffondendo, se non l’utilizzo esteso, la conoscenza di strumenti diversi. Sicuramente, in questa fase di grandi cambiamenti è utile, nel campo del credito così come in generale, guardare anche a soluzioni innovative, ad approcci diversi da quelli di stampo più tradizionale.

Le aziende, secondo lei, sono pronte al cambiamento e ad aprirsi al mercato aderendo al progetto ELITE?
Alcune aziende delle nostre province sono già parte del programma ELITE ed altre hanno le caratteristiche per potervi accedere. È questo il motivo principale che ci ha spinti all’attivazione di un ELITE Desk presso la nostra Associazione, che agevolerà l’accesso delle aziende interessate ad un progetto funzionale alla crescita ed allo sviluppo. Oggi più che mai l’innovazione, aspetto fondamentale del fare impresa, va intesa nel senso più ampio del termine e sicuramente ELITE è una soluzione innovativa a disposizione del sistema produttivo.
Le aziende del territorio si stanno internazionalizzando e facendo acquisizioni all’estero?
La propensione all’export, a guardare ai confini internazionali, è una delle caratteristiche distintive delle imprese dei nostri territori. Una peculiarità che non riguarda solo le realtà di grandi dimensioni ma anche aziende che, pur restando nell’alveo tipico delle PMI, hanno saputo conquistarsi fette di mercato importanti oltre confine grazie alla pianificazione di strategie che consentono loro di essere presenti su mercati dove la competitività è molto elevata.
Quali sono i fattori che hanno consentito di farlo e quali sono quelli che permettono di farlo di più?
Gli elementi di competitività sui mercati internazionali sono molteplici. Citerei la capacità di proporre prodotti di qualità elevata, soluzioni innovative e a volte anche uniche in un determinato settore, raggiunte grazie a investimenti in ricerca, sviluppo, risorse umane.
Lavorare allo sviluppo di strategie espansive mirate per aggredire in modo efficace le diverse aree mondiali è oggi una necessità che stiamo affrontando e i dati dicono che questo sta avvenendo con successo.
Senza dubbio alle nostre latitudini non è mai mancato il coraggio di guardare oltre i confini, che non rappresentano un limite ma, semmai, una sfida da cogliere.