ELITE - Confindustria Roadshow
10 Ottobre 2017

ZECCA – CONFINDUSTRIA CHIETI PESCARA: NUOVE INFRASTRUTTURE PER UN ECOSISTEMA SEMPRE PIU’ COMPETITIVO

ABBIAMO UN TERRITORIO SANO, in CUI IMPORTANTI GRUPPI LOCALI CONVIVONO COn IMPRESE INTERNAZIONALI

L’area, sottolinea in questa intervista il Presidente Gennaro Zecca, costituisce un nodo intermodale di scambio cruciale nelle direzioni verso Nord Europa e verso le aree balcaniche, su cui si affaccia come naturale piattaforma logistica. Nel nostro sito diamo voce a tutti i vertici delle associazioni territoriali di Confindustria, in concomitanza con gli appuntamenti del road show per promuovere il progetto Elite organizzato dalla Confederazione.

Quali sono i punti di forza del vostro tessuto imprenditoriale?

Il territorio delle province di Chieti e Pescara vede accanto ai più importanti gruppi industriali locali anche diverse importanti aziende internazionali, che hanno scelto l’Abruzzo per le sue caratteristiche territoriali e sociali. Un territorio sano, sia dal punto di vista naturale che sociale, in cui sviluppo e ambiente si sono coniugati perfettamente, nella Regione Verde d’Europa, costituisce l’humus su cui l’impresa può crescere e svilupparsi in una logica di piena sostenibilità. Altro fattore importante è dato dalla posizione geografica sulle direttrici Nord Sud ed Est Ovest, che ne fanno un nodo intermodale di scambio cruciale nelle direzioni verso Nord Europa e verso le aree balcaniche, su cui si affaccia come naturale piattaforma logistica.

Quante sono le aziende e gli addetti?

Nel comparto industriale strettamente inteso operano circa 2000 imprese, in grandissima parte PMI, ma con una significativa presenza di grandi imprese, superiore ai valori medi nazionali, che danno lavoro a circa 60.000 addetti. Le aree industriali più significative sono localizzate nella Val Pescara, ad Ortona, nella Val di Sangro e nel Vastese, in cui si concentra la produzione di circa il 60% del PIL industriale regionale.

Quali sono le specializzazioni del territorio?

Maggiormente sviluppati sono i comparti della meccanica (automotive e impiantistica, con la presenza del polo dei veicoli industriali e delle moto in Val di Sangro) dell’agroindustria (pastifici, industria vitivinicola, della trasformazione dei prodotti agricoli, della produzione di caffè) e dell’edilizia. Altri settori presenti in modo significativo sono quelli del vetro, dell’energia, del tessile-abbigliamento, del turismo. Una particolare e forte caratterizzazione è data dal Polo dell’igiene della persona e della filiera degli assorbenti, sito tra Pescara e Ortona, specializzato nella produzione di pannolini, pannoloni, assorbenti vari, oltre che nella costruzione di macchine specifiche, nel riuso e trattamento degli scarti, con un significativo indotto diretto, che ne fanno un distretto specializzato di valore mondiale.

Cosa vorreste fare per essere un ecosistema sempre più solido e competitivo?

Stiamo lavorando sullo sviluppo delle infrastrutture materiali ed immateriali. La presenza di importanti reti e nodi logistici (porti, aeroporto, interporto, reti stradali, centri di stoccaggio) da sola non basta se i servizi di telecomunicazione sono insufficienti, se le strutture non sono tra loro in rete, se ci sono vuoti in alcuni territori importanti. Il nostro lavoro in questa direzione è incessante e l’interfaccia con la Regione e gli altri enti di gestione delle reti e delle infrastrutture porta buoni frutti. Altri fronti di iniziative riguardano il credito e l’education, e su tutto la spinta alle politiche dell’innovazione sulla scia del piano Industria 4.0.

Quali sono, secondo lei, i principali ostacoli alla crescita delle piccole e medie aziende?

Le difficoltà di accesso al credito, il reperimento e la conservazione di manodopera qualificata, la scarsa propensione per l’internazionalizzazione dovuta anche alla loro ridotta struttura ne rendono la ripresa più difficile.  Aggiungerei in molti casi il passaggio generazionale gestito in modo poco strutturato.

Quanta familiarità hanno le aziende del territorio relativamente al mercato dei capitali inteso come alternativa al finanziamento bancario?

Medie e grandi aziende in diversi casi hanno già elaborato strategie di innovazione sotto questo profilo. Ci sono realtà importanti nelle quali sono già presenti interventi di fondi o partecipazioni da investitori istituzionali anche esteri. Alcune stanno avviando percorsi che potrebbero portarli verso la quotazione, ma il numero potenziale è ben superiore al reale.

Le aziende, secondo lei, sono pronte al cambiamento e ad aprirsi al mercato aderendo al progetto Elite?

Ritengo di si ed è questa la ragione della nostra adesione al Progetto e dell’apertura del Desk. I primi riscontri ci confortano in questo senso e possiamo dire di aver fatto una scelta utile per il territorio e per le nostre imprese. C’è da compiere un lavoro di disseminazione delle opportunità, ma il territorio mostra una buona fertilità.

Le aziende del territorio si stanno internazionalizzando e facendo acquisizioni all’estero?

Il livello di internazionalizzazione cresce costantemente e la nostra Associazione è molto attiva in sinergia con gli enti che ne fanno la propria mission. Abbiamo nostri imprenditori già presenti in paesi dell’Est Europeo ma anche in Sudamerica, in Nordafrica, e in Oriente. Ma ciò che conta è che le sedi decisionali restino in Abruzzo.

Quali sono i fattori che hanno consentito di farlo e quali sono quelli che permettono di farlo di più?

Minore carico fiscale e di costi generali, una ridotta burocrazia, la disponibilità di risorse umane ed energetiche, la facilità di relazione tra sistemi logistici e la vicinanza ai mercati di sbocco. E comunque il made in Italy a tutti i livelli ha una sua forza di penetrazione riconosciuta ed apprezzata.